Un viaggio lungo tre secoli nella Casa dei Morti di Modena

Un viaggio lungo tre secoli nella Casa dei Morti di Modena

 

Il complesso del cimitero di San Cataldo di Modena è un esempio davvero unico di architettura cimiteriale.
È composto da due parti ben distinte, sia fisicamente che temporalmente.
Le sue origini partono dalla seconda metà del 1700, periodo in cui nella città furono apportate una serie di importanti riforme al fine di migliorarne le condizioni igienico sanitarie.
A circa 4 Km dal centro abitato di allora sorse un primo cimitero extraurbano, su indicazione del Collegio dei Medici della città.
Il progetto prevedeva un edificio a pianta rettangolare, circondato da un muro di cinta perimetrale, e delle tombe ad arca a pianta quadrata, interrate, accessibili tramite una botola nel terreno e capaci di accogliere decine di cadaveri.
All'epoca, le tombe erano raggruppate in base alla classe sociale e al sesso dei defunti.

Nella seconda metà del 1800 il volto del cimitero di Modena cambiò radicalmente: erano anni importanti per la storia del nostro paese. Nella relazione della commissione istituita per i lavori di riforma del vecchio cimitero di S. Cataldo, si legge che erano necessari una serie di importanti interventi, per rispondere “all’accresciuto incivilimento della popolazione, alla nobiltà dell’umana natura, alla sublimità del cattolicesimo ed alla Santità della Religione nostra, erigendo il cimitero Cristiano maestoso e decorato anziché umile e disadorno”.
I lavori furono diretti da Cesare Costa, ingegnere modenese famoso per aver ideato e progettato il Teatro Valli di Reggio Emilia e il palazzo della Prefettura di Modena.
Il nuovo cimitero comprendeva un'ampia area per le sepolture comuni, e un perimetro rettangolare destinato alle sepolture monumentali. Questo era un punto di discontinuità con un passato non troppo remoto, in cui il cimitero assolveva la semplice funzione di riconsegnare alla natura i resti umani, e in cui lapidi e iscrizioni erano addirittura proibite.
Il portico perimetrale divenne colonnato, e lungo il suo percorso comparvero edicole e cappelle.
Furono realizzati una chiesa con cupola in cemento, la portineria, dei locali di servizio e un ingresso monumentale, in puro stile neoclassico.

Lavori di restauro a parte, il cimitero rimase così per circa un secolo: fu nel 1971 che il Comune di Modena indisse un concorso per la realizzazione di un nuovo cimitero adiacente al primo, dato che la sua capacità andava diminuendo.
Il progetto vincitore fu quello degli architetti Aldo Rossi e Gianni Braghieri.
Il nuovo cimitero fu inglobato nel perimetro preesistente. Al suo interno venne mantenuta l'organizzazione dei loculi in portici perimetrali e colombari.
Ma ciò che caratterizza maggiormente il cimitero di Modena è la grande struttura a cubo, definita casa dei morti.  
Nelle intenzioni di Aldo Rossi e Gianni Braghieri, la casa dei morti evoca analogie con i temi della vita moderna: somiglia infatti a uno stabilimento industriale. È pensata come “una struttura d’ossa, una città d’ossa, fatta di ossa abitabili”. Il cubo, infatti, è cavo: realizzato in mattoncini rossi, ha le facciate tutte uguali, e non è provvisto ne' di serramenti alle finestre, ne' di copertura; è adibito a ossario e a sacrario per i morti in guerra.
Altro elemento architettonico presente nel progetto, ma non realizzato, è un cono che sarebbe dovuto essere la ciminiera della fabbrica. Al di sotto del cono si sarebbe dovuta trovare la fossa comune.

Tra le sepolture celebri del cimitero di Modena ricordiamo quella di Enzo Ferrari, padre della celebre casa automobilistica modenese, scomparso nel 1987, e di suo figlio Dino, scomparso nel 1956 a soli 31 anni.

(immagini tratte dal sito del comune di Modena e da campodellacultura.it)

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