I cortei e i riti funebri di New Orleans, patria del Jazz

I cortei e i riti funebri di New Orleans, patria del Jazz

 

New Orleans, Stati Uniti, Louisiana: una città-mito.
Fu così che la definì Renzo Arbore anni fa, aggiungendo che New Orleans è "una di quelle città che si conoscono ancor prima di visitarle".
Il suo mito viaggia sulle note del Jazz, che ha influenzato la sua cultura e le sue tradizioni in tutti i modi possibili.
Anche nei riti funerari: i"jazz funerals" sono parte integrante di questo mito.

Negli anni della tratta degli schiavi, quando il Jazz era inconsapevolmente ai suoi albori, l'idea di poter giungere a una degna sepoltura dopo una vita spesa a lavorare duramente nei campi di tabacco, cotone, zucchero o caffè, era davvero molto sentita.
Si costituirono così delle vere e proprie società, simili per organizzazione a quelle che noi conosciamo come confraternite, che garantivano funerali e sepoltura a tutti i loro membri.

A questo bisogno di ritrovare una dignità al momento in cui la vita giungeva al termine si univano le tradizioni degli antenati, in Africa.
È da qui che arriva l'accompagnamento musicale durante il corteo funebre: la musica, in Africa, è compagna di tanti momenti della vita, incluso quello in cui essa giunge al suo termine.

All'inizio del diciottesimo secolo la musica più popolare era quella suonata dagli ottoni, e capitava spesso che suonatori di corno francese, trombone, tromba o basso tuba venissero chiamati a suonare durante le processioni funebri. A dir la verità, la musica iniziava con i canti della veglia funebre a casa del defunto, ma gli strumenti prendevano posto nel corteo. Per la precisione, si collocavano subito dopo i famigliari, che a loro volta erano preceduti dal feretro.
I ritmi, le danze, e la consapevolezza che il defunto era passato in un mondo migliore furono tramandati di generazione in generazione, evolvendosi nel jazz e arrivando fino ai giorni nostri, passando per le note di celebri brani della tradizione americana, come "When the Saints Go Marching In" o "Didn’t He Ramble".
Per mantenere vivo tutto ciò negli anni d'oro del Jazz c'erano addirittura delle scuole che si occupavano di preparare i giovani musicisti ai jazz funeral, insegnando loro le tradizioni e i rituali.

Una volta uscito dalla chiesa, il corteo passa dai luoghi più importanti per il defunto, che riceve così l'ultimo saluto da parte di amici e conoscenti.
Sulla via verso la sepoltura i musicisti suonano molto piano... slowly, direbbero loro. Ma è al ritorno dal cimitero che il groove diventa un crescendo incalzante, a cui prendono parte tutti i presenti, danzando e cantando. Del resto era credenza che tanta confusione nelle vie della città avrebbe disorientato lo spirito del defunto, tanto da non fargli più trovare la via per poter tornare a casa dai suoi parenti, a cui avrebbe causato problemi.

Il funerale jazz è arrivato fino ai giorni nostri.
Certo, oggi è riservato solo ai jazzisti, ma se doveste visitare New Orleans mentre passa uno di questi cortei, sentitevi liberi di partecipare. Anche se la vostra cultura è diversa, e se vi sentite solo dei visitatori, in quel momento c'è una grossa cosa che vi accomuna al resto dei partecipanti: la vita!

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